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Desideri

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La cronologia del browser. La lista dei video recenti di YouTube. I nostri like su Facebook. Le nostre ricerche su Google. Questi sono i moderni ricettacoli dei nostri desideri. Gli specchi delle riflessioni interiori che esprimiamo all’esterno attraverso la tecnologia.

Se il modello dominante non fosse la pubblicità potremmo usare l’aggregato di questi dati per avere un diario intimo di ciò che ci serve, ciò che ci svaga, ciò che ci piace.

Invece l’idea qui è: intercetto un tuo desiderio implicito e lo esplicito con un banner. Compro la tua attenzione. Se tu clicchi ed acquisti, io guadagno.

Al centro dell’equazione c’è l’azienda, la persona si limita a consumare il prodotto.

Ci sono altre vie. C’è chi sperimenta metodi per informare esplicitamente le aziende dei nostri desideri. Rispondiamo a domande semplici: cosa vogliamo, in che momento, a che prezzo? E invece di ricevere pubblicità, riceviamo offerte tagliate sulle nostre specifiche esigenze. Non vendiamo la nostra attenzione, ma rendiamo trasparente il desiderio.

Quello in cui i dati sono centralizzati, in cui la nostra attenzione è in vendita e il profitto viene dalla pubblicità è solo uno dei tanti mondi possibili.

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