by

Diario da Austin, Texas – SXSW 2017 visto da me

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone

Day 0

SXSW quest’anno inizia un giorno prima per me. Tommaso Lana tiene il workshop It’s time to invest in Embodied Learning all’interno di SXSW Edu.  Fa un percorso esperienziale in cui porta il suo pubblico di educatori a scoprire la percezione del proprio corpo e quella del bambino. Usa strumenti bellissimi ed inusuali: pentole, corde connesse a stampelle, assi e bastoncini di legno. Bello vedere volti felici e coinvolti per tutta la durata delle due ore della sessione ed un folto capannello di persone interessate alla fine della stessa. Per i più curiosi in questo slideshare alcune suggestioni dal workshop.

Day 1

La prima giornata di SXSW Interactive inizia su AR e VR, non perché questi siano i temi più caldi del festival, ma perché è uno showcase di startup di Austin.

C’è chi fa tracking del movimento AR tramite il suono, senza device, 4 brevetti. Altri si propongono di distrarre i bambini dal medico. Non più con l’iPad ma con un casco VR. Vuol dire che la VR è il nuovo antidolorifico e l’antidoto all’ansia e all’ipocondria? Anche no, ma in alcuni casi limite può aiutare.

C’è anche chi vuole creare un VR Box all’interno dei cinema, che vada di pari passo con le uscite cinema, una sorta di esperienza addizionale rispetto al film.
Thrillbox invece si propone di essere Google Analytics del mondo VR. In effetti serve qualcuno che misuri cosa facciamo negli universi virtuali.

GLAAD e Tinder lavorano insieme per fare in modo che il servizio sia più inclusivo non solo per la comunità LGBQ ma soprattutto per le persone trans. Sembra che oggi si possa iniziare a parlare di inclusione e della fluidità dell’identità di genere nel mondo della tecnologia. Un tema che mi è caro da molti anni.

Il problema sono le impostazioni di default: si parte sempre dalla base di M/F, dall’assenza di fluidità. Come facciamo a rendere la tecnologia più inclusiva? Come facciamo ad essere inclusivi di default? Queste sono le domande mie, che non hanno ricevuto risposta durante il panel che purtroppo ha virato molto sull’attivismo (benone, ci vuole), ma non ha affrontato i temi etici e tecnologici (meh, malino).

Grazie a Tommaso, incontro Bec & Jayde a pranzo, esperte di marketing della scienza e autrici del canale YouTube Sciq. I problemi dei consulenti di marketing sono gli stessi: a New York Bec & Jayde affrontano gli stessi problemi che incontro ogni giorno a Berlino nel gestire le aspettative dei clienti e a raccontare il proprio lavoro.

Al bot meet up ho la solita fortuna (la serendipity funziona 10 volte meglio del normale a SXSW) di incontrare proprio due ragazzi che si occupano di entertainment. Reminiz è un progetto francese che si propone di conversare con chi consuma tv. Per ora sono limitati al mondo lineare e a ai partner che danno loro accesso a tutta la loro library, quindi è più che altro una demo tecnologica delle potenzialità più che un vero prodotto. Ma un interessante inizio.

Ultimo panel della giornata è un keynote. Alexis Ohanian, cofondatore di Reddit, traccia in termini molto vaghi la rotta della sua community. Le domande più sugose del pubblico non ricevono risposta e questo visionario imprenditore non riesce a far emergere alcuna immagine nella mente del pubblico. Ma i numeri della sua creatura restano eccezionali e doverosi di grande rispetto.

Day 2

La giornata comincia con Disney e l’uso di AI e del Machine Learning per l’entertainment.
Purtroppo Disney ci porta solo due demo, in due separati video, e l’intervistatore avendo a disposizione un panel di tutto rispetto, si mantiene sulle linee generali. Alla fine si dicono cose ovvie: la tecnologia senza storie non funziona, bisogna lasciare che le nuove tecnologie trovino la loro applicazione e il loro pubblico. Peccato perché avere uno dei capi di imagineering nella stanza era davvero qualcosa.

Continuo sul meetup track andando a scoprire il social listening. Attraverso l’ascolto e l’analisi dei social si può scoprire in che contesto viene citato il nostro brand e fare research a prezzi di saldo. Grazie al machine learning oggi i tool riescono a interpretare sia le immagini sia i post testuali. Invece resta il problema della sentiment analisys: cambia da industria ad industria, da lingua a lingua e serve un occhio umano per valutare come ha lavorato la macchina.

Il meetup successivo mi porta nel mondo degli eventi. Sto organizzando una conferenza, vi racconterò maggiori dettagli. Per ora mi interessa capire in che modo un evento possa essere augmented attraverso la tecnologia. I grandi temi del meetup sono le app. App che consentono di collegare tra di loro i partecipanti e creare occasioni di networking. App che gestiscono lo schedule e i cambi di programma. Beacon che localizzano i partecipanti. E i data point che vengono generati.

Pranzo insieme a Luke di Puffingston, presentation designer con cui sono in contatto dai tempi di Presentation Hero. Prezi è finito e non ci sono nuovi tool all’orizzonte. E in assenza di grosse innovazioni sul fronte di Apple Keynote, il mercato chiede sempre più Powerpoint. La buona notizia è che Microsoft sta investendo per migliorare PPT apparentemente più di quanto Apple stia investendo in Keynote. Insomma il brutto vecchio toy truck di Microsoft continua a vincere.

Il panel della giornata è certamente HI + AI: What’s the Future of Intelligence? dedicato a intelligenza artificiale e umana. I tre panelist sono delle superstar. Da un lato Adam Cheyer, il creatore di Siri e del nuovo super assistente Viv. Dall’altro Bryan Johnson, il fondatore di Braintree ora dedicato a Kernel, la cui missione è la creazione di device per l’interazione diretta col cervello. Infine Reshma Shetty, la fondatrice di Ginko Bioworks che manipola il lato biologico per creare nuove opportunità. La nostra esistenza sta per essere augmentata non solo da AI sempre più servizievoli (Cheyer crede nel modello dell’assistant: una Siri o una Alexa, però super intellingenti), ma anche da interfacce dirette tra cervello e macchina (perché dovremmo impiegare 8 ore per leggere un libro? Perché non uploadarlo?), dall’altro ancora l’opportunità di avere “macchine biologiche” al nostro servizio o di manipolare il dna a nostro piacimento.
Temi come il diritto a modificare il proprio DNA (Il framing di Bryan è “evolution rights”) saranno certamente al centro del dibattito etico mondiale e gli stati laici dell’asia stanno già più avanti dell’occidente cristianogiudaico.
La butto lì: se qualcuno stesse cercando il prossimo Steve Jobs io candiderei Bryan Johnson.

Day 3

Il terzo giorno inizia con un panel più leggero ma non meno interessante: lo spostamento dalle interfacce touch, che hanno dominato gli ultimi 10 anni, alle interfacce voice. L’iPhone compie 10 anni: in termini tecnologici è un’eternità. L’interfaccia che sostituirà gli schermi è la voce. Passiamo da un mondo fatto di bottoni e scelte, ad una tecnologia che si adatta al modo in cui conversiamo. Le interfacce conversazionali trovano usi diversi: in pubblico utilizzeremo chat bot, in privato invece ci sentiremo liberi di dialogare con alexa, siri o con google home con la voce. A giudicare dalla sala per ora la gare l’ha vinta Amazon, ma non è rassicurante sapere che una singola compagnia controlla il 100% delle nostre interazioni vocali.

Pranzo con Ottavio Nava, Gabriele Cucinella e Stefano Maggi di We Are Social. Abbiamo un cliente in comune: Netflix. We Are Social è una agenzia internazionale con un’ottima presenza italiana che è cresciuta tanto e rapidamente. Abbiamo parlato di cosa succede quando l’organizzazione raggiunge 150 unità, di come ci si può organizzare e di come il lavoro cambia scalando. Tutte lezioni preziose per chi lavora un po’ come consulente e un po’ come agenzia.

Strapiena anche la replica della sessione di Netflix sull’A/B testing. Quindi si va al trade show.

Un primo veloce passaggio al trade show mi porta già qualche takeaway.
– Il mio nuovo impianto bose è già obsoleto: ho appena sentito Devialet di Phantom ed è davvero notevole.
– Un piccolo studio TV super economico è quello che propone Cinamaker: tanti iPhone che registrano la stessa scena ed una regia che in diretta cambia da una sorgente all’altra. Semplice e geniale.
– StoryRocket si propone di essere un marketplace per far incontrare scrittori con agenti, dove vendere il proprio soggetto e la propria sceneggiatura: idea non nuova, ma auguri.

L’esplorazione del trade show continua domani, invece di andare alla sessione dei produttori di Game of Thrones, sicuro di trovarla in rete da subito, scelgo di dedicare 60 minuti al più sicuro Accelerator Pitch: presentano 5 contendenti per la categoria Entertainment & Content.
– Novel Effect: aggiunge effetti sonori e interattività alla lettura dei libri ad alta voce insieme ai bambini.
– Jooki: ricordate il mangiadischi di quando eravamo bambini? Ora ha il wifi e si attiva attraverso delle piccole action figures.
– Laughly: pandora per le stand up comedy, raccoglie la versione audio delle routine di stand up.
– Haste: un acceleratore dell’esperienza di online gaming per evitare l’odiatissimo lag.
– Triseum: un gaming studio che crea giochi educativi con l’obittivo di soppiantare i libri di testo (un po’ ambizioso). Il primo prodotto sia chiama Variant e insegna calculus.

La giornata continua con Elastic Interfaces for your body. I panelist vengono dall’istituto di ricerca svizzero EPFL e dimostrano le prime interfacce biologiche applicate a chi ha danni alla colonna spinale. Il primo trattamento per gli umani è stato approvato. Sembra fantascienza, invece pezzo per pezzo la tecnologia può far tornare a camminare chi è rimasto paralizzato.

Day 4

È l’ultimo giorno per me a SXSW e mi dedico al trade show. Non vi racconto tutto, ma alcuni highlight.
– L’Italia c’è ed ha uno stand che dimostra zero immaginazione e voglia di interagire col pubblico. Vicino all’Italia ci sono nazioni aggressive ed interessanti che propongono decine di demo, hanno messaggi interessanti e comunicano meglio dei miei compatrioti. Abbiamo molto da imparare.
Wirewax presenta una buona soluzione per rendere i video interattivi. Le loro demo sono molto efficaci, attraverso il riconoscimento e il tracking delle immagini possono rendere dinamici i video ben oltre i noiosi bottoni di YouTube
– Ricordate gli auricolari bluetooth? Beh Nain ne sta lanciando uno che comunica con Alexa. L’assistente di Amazon si muove con noi, ci legge le email e interagisce naturalmente con la voce. Dal Giappone.
– Sempre dal Giappone arriva il prototipo di un casco per moto con heads up display e telecamera posteriore: aiuta a parcheggiare e a navigare fino a destinazione. Nel futuro i motociclisti saranno distratti quanto gli automobilisti?
– Ancora Giappone: Groove presenta un prototipo di guanti con led multicolore che reagiscono al movimento, possono interagire con la musica e con le luci sul palco. Roba da tornare subito in discoteca e dire al cubista di turno “fatti in là, sei un dinosauro”.

Mi prendo un break dal trade show per andare al meetup Digital Hollywood. Conversazioni molto interessanti col direttore creativo di Fandango, giovani filmmaker, esperti di effetti visivi e agenti. Una platea davvero eclettica che dimostra quante competenze diverse siano necessarie per poter operare a cavallo tra digitale e storytelling.

L’avventura sta per concludersi, ma ci sono due ultime esperienze che voglio condividere.

La prima: con l’italiana Hiroko Demichelis ho fatto una sessione di 20 minuti di meditazione che è valsa quanto un corso di 8 ore. Hiro mi ha collegato vari sensori per misurare il feedback del corpo e attraverso la respirazione mi ha mostrato come posso manipolare la tensione muscolare, la microsudorazione, la temperatura corporea (che aumenta alle estremità quando ti rilassi), il respiro a livello del diaframma e il battito cardiaco. Attraverso un immediato feedback con gli indicatori ed i grafici, è facile capire come posso indurre uno stato di massima rilassatezza del corpo. E se questa non è la migliore lezione di meditazione possibile, non so quale potrebbe essere. Insomma senza darmi un mantra e senza dirmi cosa fare e cosa non fare, Hiro mi ha dato uno strumento potente per influenzare il mio benessere. 30 dollari spesi un gran bene. Date un occhio all’offerta online di Moment Meditation.

Esco dal convention center e mi trovo dentro il mondo Sony. C’è un LED wall superdefinito e iperrealistico che sembra tridimensionale, una marea di demo ma quello che mi colpisce è Rez Infinite, uno dei videogiochi più artistici, che prende la teoria sinestetica di Wassily Kandinsky e la porta dentro l’universo di gioco. Indosso casco VR, cuffie e una tuta su tutto il corpo che vibra in sincrono con le azioni e i suoni del gioco. È un’esperienza di totale immersione. Non dà nausea e la risoluzione è perfetta per godersi il mondo di Rez.

Non vi ho racontato di tutte le demo di VR brutte che ho sperimentato. VR non significa nulla se non c’è una visione artistica a supportare il mezzo tecnologico. Per questo è stato un privilegio sperimentare la VR experience di Stranger Things all’evento See What’s Next di Netflix: mi sono preso fisicamente paura. Così come è stato esilarante volare nel mondo di Rez e trovarmi faccia a faccia con la visione di Tetsuya Mizuguchi un grande artista visuale dei nostri tempi. Dopo il viaggio dentro il mio respiro, la tecnologia mi fa uscire dal corpo e viaggiare in un modo altro.

Basta così: per un altro anno mi mancherà la gentilezza e l’apertura dei partecipanti di SXSW, dove ogni interazione conta. Ma spero di avervi un po’ contagiato con lo spirito di questo piccolo pezzo di futuro che viene generato ad Austin, TX ogni anno.

SXSW ci vediamo nel 2018.

Write a Comment

Comment

  1. Se ci fossi andata avrei imparato di meno che leggendo questo post.
    Molto curiosa della conferenza che stai organizzando